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Ieri a Vallo della Lucania è iniziato il processo per Francesco, morto il 4 agosto 2009 durante un TSO nel reparto Psichiatrico dell'ospedale San Luca di Vallo della Lucania, dove è stato legato, mani e piedi al letto e lasciato marcire per 4 giorni senza acqua né cibo. Sotto la verità - una scritta in greco (aletheia) con lettere di marmo alte più di tre metri ognuna, installata davanti al tribunale di questa città - si sono radunati più di un centinaio di amici, compagni e fratelli di Francesco. Sono venuti dai paesi del Cilento e da Salerno. Da Napoli, da Ancona e da altre città. Alcuni si sono seduti in aula, insieme a qualche imputato infermiere. Gli imputati medici non c'eran, dei 18 solo quattro o cinque si sono presentati. Un silenzio gelido accoglie il rito giudiziario. Manca una nomina...sono dell'associazione... costituente parte lesa per Mastrogiovanni... sono dell'associazione ... L'imputato è presente?.. Si... No... L'avvocato... difende... ecco il mandato... e così via col linguaggio criptico della giustizia. Arriva il carrello con gli atti. Migliaia di fogli con la pretesa di contenere la fine di una vita libera rinchiusa violentemente in un istituzione totale. Giuseppe Mancoletti di Capaccio, il più fortunato compagno di stanza di Franco, per lui solo 23 ore di contenimento senza mangiare nè bere, se l'è cavata, si è costituito parte civile insieme all'Asl Salerno, agli avvocati di Senza Frontiere di Milano, del Telefono viola di Roma, dell'Unasan (Unione nazionale associazioni per la salute mentale), del comitato "Verità e giustizia per Mastrogiovanni", dell'associazione Robin Hood. Parte civile si era già costituita Caterina sorella di Franco. Oggi anche Chiara e Rosalba, altre due sorelle hanno rivendicato di essere parte lesa. Depositate le costituzioni anche del fratello Alessandro, della madre e delle nipoti Adele e Veronica. Il giudice fa un invito, forse stizzito, al silenzio. Come se la funzione burocratica fosse più sacra di una vita stroncata. Come se la rappresentazione giuridica di un probabile omicidio fosse più importante dell'omicidio stesso e reale. La carne ed il sangue, le sofferenze vive sono rimosse e reificate in funzioni spettacolari col compito impossibile di fare giustizia. Rappresentazioni irreali e kafkiane di vite codificate nel linguaggio penale per ristabilire un ordine, democratico possibilmente, ma che sovrasta e domina l'immanenza della vita. Autorefenti e orgogliosi del loro ruolo di sciacalli che vivono del sangue, delle sofferenze e delle disgrazie dell'umanità una pletora di avvocati con gesti e volti saccenti che nascondono, dietro parole ampollose,la giacca e la cravatta la loro inutilità sociale. Eccezioni, solo eccezioni sono gli avvocati della dignità ribelle di Mastrogiovanni. Eppure si ascoltatava questa messa in scena con la speranza che potesse verificarsi un miracolo. Quello di ottenere giustizia. Verità e giustizia che nessuna aula del tribunale potrà mai decretare. Perchè qui si tenterà di giudicare solo una parte del calvario del maestro più grande del mondo. Chi verbalizzerà sul perchè del TSO? Chi giudicherà l'accanimento contro un uomo libero circondato per terra e per mare come un animale -per eseguire l'ordine del TSO le forze dell'ordine (?) cilentane hanno assediato il bruto, il criminale, il ribelle con le pantere dei CC e con uno scafo della Finanza, mentre lui era al Bar, vicino al campeggio dove era in vacanza, a prendere un caffe. Chi risarcirà Francesco che per una multa ha subito mesi di galera. Quale sentenza ridarrà Francesco ai suoi affetti, ai suoi scolari e alla sua vita? Ed i volti scavati dei parenti e quelli mortificati dei compagni di Francesco sono stretti in quell'aula e sotto quella scritta che invoca verità, fuori dal tribunale. Tutti col cuore più piccolo perchè una sua parte è occupata dal ricordo di Franco. Si issano striscioni, si incollano manifesti e si distrubuiscono volantini. Un gruppo di mediattivisti registrano testimonianze e valutazioni. Lo stato uccide. Non vi permetteremo di chiamare pazzia la ribellione contro la vostra violenza, si dice. Intanto il rito della giustizia continua, due difetti di notifica sono eccepiti dai difensori degli imputati concludendosi con gli appuntamenti del 30 novembre 2010 per le esamine delle costituzioni e del 14 marzo 2011 per la prima udienza. Sempre a Vallo. Si torna a casa con astio. Per novembre bisogna essere ancora in tanti e di più per investire Vallo con libertà e rabbia per non oscurare questa, ennesima, imfania. Dobbiamo farlo. Dott. Nessuno. Da Vallo con la morte nel cuore. 29.06.2010.
Le foto fatte dei militanti del Cantiere Salerno Est:
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